Capitolo 3 Cambiamenti

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Cambiamenti

 
Visto che non avevo molte altre scelte, decisi di rimanere con quei due senzapelo che mi avevano salvato la vita.
Per fortuna aveva smesso quasi del tutto di nevicare. Il giorno seguente chiesi loro se potevano portarmi dove mi avevano trovato, magari sarei stato in grado di trovare qualche traccia del mio Branco. Ci volle un po' ma alla fine li convinsi e mi accompagnarono. La neve che era caduta aveva cancellato ogni traccia; come se non bastasse, a pochi metri da dove il ramo mi aveva colpito, durante la notte era scesa una slavina, facendo sparire completamente il sentiero che avevo percorso.

Tornammo alla casa di Estelé, che per tutta la strada non fece altro che dirmi che avrei dovuto essere felice di essere vivo. Io non rispondevo e anzi mi sentivo sempre peggio. Non avevo più un Branco e se ne avessi trovato uno, nessuno mi avrebbe voluto visto che non ero riuscito a salvare nessuno.
Del Branco mi erano rimasti solo i miei ricordi e qualche arma che avevamo scambiato con un gruppo di Nani.

Nei giorni seguenti cercai di non pensare a cosa c'era stato prima, e ad adattarmi a rimanere lì coi senzapelo.
Non fu facile, sentivo pesantemente la mancanza dei miei fratelli e un paio di volte pensai di buttarmi in qualche dirupo per raggiungerli, non so bene cosa mi impediva di farlo, forse istinto di conservazione, forse il fatto che la mia Via è quella di conoscere o forse chissà.
Imparai in fretta a parlare e capire l'elaviano ed iniziai ad aiutarli come potevo. Nicolas era partito poco dopo il mio salvataggio per tornare nelle sue terre, in piena guerra civile contro i Teutoni.
Restammo io ed Estelé, che conosceva molto bene l'uso delle erbe per curare ferite e malattie, ma io sapevo fare di meglio semplicemente con le zampe: ero uno di quei fortunati in grado di curare le ferite semplicemente toccandole, lo facevo spesso per il mio Branco, il cui Saggio, Ger'dar, aveva notato questo mio potere.
Mi feci insegnare a riconoscere ed usare le erbe curative e, alla fine dell'inverno, ero perfettamente in grado di curare le ferite più lievi senza ricorrere al mio potere. I senzapelo che conoscevano Estelé venivano talvolta a chiederle aiuto se erano feriti o malati, e lei li aiutava come poteva. Nei casi peggiori chiedeva il mio aiuto, ma spesso era difficile convincere i malati che potevo salvarli. Mi facevo vedere poco dagli altri senzapelo: in quella zona c'erano pochissimi thul'fen e molta gente li temeva, ingannata dai racconti popolari e dalle leggende che ci dipingevano come mangiatori di uomini. Cosa che nei tempi antichi è anche successa, (soprattuto nella desolata Tarassia) ma si trattava di lotta per la sopravvivenza: o noi o loro. E questa è un altra storia.

Spesso andavo a caccia da solo, ma non ero molto bravo a cacciare in quel modo, senza poter contare sui fratelli. Riuscivo a prendere solo piccole prede ma per due erano sufficienti.
Scoprii anche che i senzapelo facevano cuocere la carne e gli aggiungevano talvolta delle erbe per dargli un sapore diverso. Le prime volte era strano per me mangiare in quel modo, ma poi iniziò a piacermi.

Una sera, il sole era già tramontato dietro i monti del Muro, uscii per una piccola battuta di caccia.
Camminavo da un po' quando iniziai a sentire, portato dalla brezza, uno strano odore: sembrava odore di decomposizione, ma era strano.. c'era anche odore di terra, e di sangue. Non ricordavo di aver mai sentito un odore simile, così iniziai a seguirlo. Dopo poco cominciai a sentire dei rumori nel bosco, rami spezzati, foglie smosse e qualcosa che sembrava un passo strascicato. Sguainai la spada che portavo sempre con me (uno dei pochi ricordi del Branco) e cercando di fare meno rumore possibile, mi avvicinai alla fonte del suono. Quando vidi la fonte del rumore rimasi immobile, sorpreso. Guardandolo mi ricordai che i nostri esploratori dicevano di aver avvistato molto raramente delle creature simili, che chiamavamo kru'fen.
Quel che avevo davanti era una specie di cadavere che camminava, anzi che si trascinava: brandelli di carne mancavano qua e la e si intravvedevano le ossa. Sembrava non avermi notato, camminava più o meno in cerchio in una piccola radura. Tutt'a un tratto si accorse della mia presenza, e barcollando cominciò a spostarsi verso di me. Io restai dov'ero puntando le armi verso quell'essere che continuava ad avvicinarsi. L'odore che emanava era sempre più forte e iniziava a darmi fastidio; mi misi in posizione d'attacco e cominciai a ringhiare per spaventarlo, ma era inutile: avanzava barcollando e muoveva la bocca come se volesse mordermi. Feci un passo da un lato e lo colpii con la spada ad un braccio, non sembrava sentire dolore e continuava ad avanzare verso di me, allungando le braccia. Cominciavo ad avere seriamente paura, ma l'istinto di cacciatore in quei momenti prendeva il sopravvento sulla paura.
Lo zombi era lento, quindi gli girai intorno e lo colpii di nuovo, aprendogli uno squarcio nella schiena. Niente, stava ancora in piedi anche se più faticosamente di prima; ero in posizione di vantaggio e mentre si girava gli assestai un fendente con tutta la forza che avevo, perdendo quasi l'equilibrio ma staccandogli di netto la testa dal collo. Cadde sulle ginocchia ma ancora prima che avesse toccato terra l'avevo colpito un altro paio di volte, lasciandolo immobile.
Indietreggiai di qualche passo e mi sedetti a terra, col fiato corto e i sensi tesi a cogliere altri movimenti lì attorno, ma era tutto tranquillo. La puzza dello zombi iniziava a darmi la nausea, quindi mi allontanai il più velocemente possibile.

Tornato a casa di Estelé le raccontai cosa era successo. L'elfa mi disse che aveva solo sentito parlare di quegli esseri, e che venivano creati dalla magia del Nulla. Le chiesi di spiegarmi meglio, e capì che stava parlando delle nostre leggende sulla Spirale Nera. Mi spiegò che era raro trovare quegli esseri così lontano dal Nodo del Caos, che si trovava molto più a Sud, ma che cominciavano ad apparirne anche li. Per fortuna non ne vidi altri.

Quella vita non era poi così brutta e pian piano mi ci stavo adattando; talvolta sognavo il Branco, a volte vedevo dei miei fratelli che mi chiamavano, ma non ci davo peso.

Venne dunque la primavera ed Estelé mi disse che era venuto il momento di lasciare quella casa: lei viaggiava spesso e si spostava seguendo le ormai scarse carovane di mercanti che portavano le proprie mercanzie tra le varie città elaviane. Non mi chiese nulla, ma decisi di seguirla, visto che oramai iniziavo a considerarla una specie di sorella, e poi non ce l'avrei fatta a restare da solo lassù.
Le dovevo la vita e non ero sicuro di aver ripagato il mio debito semplicemente rimanendo li.
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